Gli scarpets di Dina&Chiara: tradizione e tendenza

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Ogni volta è come un miracolo che si rinnova. E ogni volta è la stessa gioia, la stessa soddisfazione, quando quello scampolo di tessuto, scelto tra i mille disponibili, si trasforma in un elegante, unico e perfetto paio di scarpets.

Il laboratorio di Dina&Chiara mi accoglie in una tiepida mattina d’autunno.

Raggiungerlo non è affatto scontato, abbarbicato com’è sul cocuzzolo di Trelli, graziosa frazione di Paularo, tenacemente aggrappata alle falde del monte Tersadia e immersa nella verdeggiante Valle d’Incarojo, detta anche “Conca d’Oro” o “Conca verde” come veniva definita sin dagli anni cinquanta dai turisti che la sceglievano per l’aria pura e incontaminata. Sono tanti nelle montagne friulane i paesi come Trelli: silenziosi, accoglienti e tuttavia feriti da un lento ma inesorabile spopolamento che ha portato negli ultimi cinquant’anni energie e giovani vite altrove, a valle. Così il bar di Salino, paesino noto per l’incantevole cascata, dove ci fermiamo a domandare indicazioni, mi appare come un luogo “eroico”, di aggregazione e resistenza civile, grazie al quale anche piccole comunità di montagna riescono a mantenersi unite e in qualche modo solidali. 

Dina e Chiara, legate da una comune passione per gli scarpets

Dina e Chiara, madre e figlia, mi accolgono con la semplicità e la schiettezza del popolo di montagna: mi incuriosisce la loro storia, legata ad una calzatura, gli scarpets, che ha sempre accompagnato la mia vita, fin dall’infanzia e che oggi, ironia del destino, sta conoscendo una nuova fortunatissima primavera. Giorgio Armani ha ammesso di usarli abitualmente per la loro comodità, le influencer le indossano nel tempo libero sfoggiando colori e forme diverse,

la top model Kate Moss ha raccontato di aver trovato le friulane in un piccolo negozio a Londra e di essersene innamorata.

Tendenza passeggera o destinata a segnare una svolta nella cifra stilistica di eleganza e seduzione nell’universo delle calzature?

LE ORIGINI DEGLI SCARPETS: UMILI E “GREEN”

In origine gli scarpets, friulane o anche papusse a Venezia, erano l’alternativa agli zoccoli da lavoro, erano le scarpe della domenica, ma anche quelle della sposa nel giorno delle sue nozze e per secoli le donne delle famiglie le confezionavano durante il periodo invernale, utilizzando il poco che avevano a disposizione: la suola era ricavata da vecchi copertoni di biciclette, le tomaie erano ritagli di stoffa (dette Blecs) e avanzi di scampoli di tessuto. Anche Dina mi racconta che il suo amore per gli scarpets inizia in quella grande cucina dove era solita trascorrere la giornata osservando la mamma intenta a lavorare alla macchina da cucire. 

Trapuntare gli stracci con ago e spago, il lavoro più faticoso

Vicino allo spolert c’era sempre una donna che cuciva gli scarpets ed ai suoi piedi c’era Dina che, seduta sullo sgabellino dono di suo padre, la stava a guardare pensando che quelle mani erano davvero magiche. La donna componeva semplici stracci e poi li trapuntava con ago e spago e ne ricavava delle suole, che consentivano di tenere al caldo i piedi e di camminare comodamente. Poi prendeva un pezzo di carta marrone, la spianava con il ferro da stiro e disegnava la sagoma con un pezzo di legno carbonizzato: le misure le prendeva con le mani, usando gli spazi tra il palmo e le dita e la forma la dava con il carboncino; alla fine risultava la forma dello scarpe che doveva realizzare ed il gioco era fatto.

A quel punto Dina era sempre più convinta che la mamma sapesse fare  le magie e s’addormentava sognando un miscuglio di aghi, filo, carboncini e stoffe colorate.

Un giorno al risveglio trovò sul tavolo il più bel paio di scarpets che avesse mai visto. Erano per lei ed avevano persino il ricamo con i fiorellini e i cuori. Le indossò e le parve di volare.

Scarpez tradizionali per donna in velluto nero e fiori ricamati
Scarpez da cerimonia in velluto nero: in primo piano con ricamo applicato, in secondo piano con nappa

Come Dina moltissime donne carniche impararono l’arte del confezionamento degli scarpets proprio così, osservando il lavoro che per secoli, anni e lunghi inverni ha tenuto occupate famiglie intere. Dal Friuli queste calzature si diffusero rapidamente in tutto il nord Italia.

Apparvero perfino ai piedi dei gondolieri della Serenissima che le utilizzavano per non rovinare i legni delle preziose gondole e si narra che anche i nobili veneziani le indossassero per sgattaiolare in silenzio (grazie alle suole morbide) nella notte dalle loro amanti segrete.

Poi vennero anche sfoggiate da dandy e artisti che andavano a scovare quelle color Nero Tabarro nelle pantofolerie veneziane.

QUALE FUTURO PER GLI SCARPETS? AVANGUARDIA DI STILE E PERSONALITA’

Inutile dirlo, quasi fosse una passione di origine ereditaria, anche la giovane Chiara, l’unica figlia femmina di Dina, si lascia catturare ben presto dalle suggestioni della macchina da cucire. Stilista di formazione, nonostante i suoi “giovanissimi” trent’anni, ha già contribuito a innovare forma e materiali di questa antica tradizione, mantenendone comunque vivi i valori fondanti: approccio green e maestria artigianale. Le sue collezioni continuano ad essere rigorosamente cucite a mano, a non avere una destra e una sinistra, adattandosi perfettamente al piede che le indossa e disponibili con la variante con o senza tallone.

Scarpets rivisitati in chiave moderna da Chiara
Creatività e tradizione, gli ingredienti degli scarpets di Chiara

Ma quello che è radicalmente cambiato, conquistandomi, è stata la scelta dei tessuti, che oggi, oltre al classico velluto conta una gamma di possibilità infinita: tessuti ricamati, decorati o anche riciclati e ottenuti utilizzando perfino jeans e abiti usati.

Dettaglio di un tessuto della Carnica Arte Tessile

Di grande pregio i pezzi realizzati con alcuni scampoli di tessuti della Carnica Arte Tessile, erede delle tradizioni che hanno avuto il loro massimo splendore nel ‘700 con la fabbrica di Jacopo Linussio durante il governo della repubblica Serenissima di Venezia. Cotone naturale, lino, canapa, magistralmente tessuti con la tecnica a jacquard e ricamati di frutta, fiori, motivi geometrici e arabescati vestono gli scarpez di Dina&Chiara di un’eleganza e ricercatezza sorprendenti. 

Scarpez con tessuto della Carnica Arte Tessile

Guardando questi pezzi unici di artigianato, capisco come mai gli scarpets siano diventati di tendenza anche nell’alta moda: perché in fondo non c’entrano nulla con le tendenze, stagioni o collezioni.

E’ la loro storia antichissima, affascinante  e senza tempo combinata con questa filosofia “green” del riciclo-riuso a renderli avanguardia di stile e personalità.

Innovazione nella tradizione. Da sempre noi italiani siamo imbattibili nel trasformare una tradizione in una creazione esclusiva. Nessuno come noi è capace di mantenere saldo il passato, guardando al futuro.

Quindi sì, ne sono certa: gli scarpets, se sapranno trovare maestria artigianale e slancio innovativo, potranno spartirsi la scena con gli amanti dei tacchi, di cui, lo ammetto sono testimone di vecchia data. Perché?

Sono decisamente più raffinate delle espadrillas, più aristocratiche delle ballerine, e, diciamolo con onestà, più comode e sane di qualsiasi tacco.

Ma soprattutto perché gli scarpets hanno una storia da raccontare, la stessa che si tramanda da Dina a Chiara, dalle donne dell’Alta Carnia alle tante botteghe del Nord-Est e che stanno conquistando i giovani e meno giovani alla ricerca di un progetto di valore, da indossare comodamente ogni giorno.

Tra righe, fiori, cuori, nappe e ricami c’è quindi l’imbarazzo della scelta. E non resta che collezionarle.

In bocca al lupo Chiara!

CONTATTI UTILI

Inutile dirlo, se siete interessati ad un paio di scarpets la cosa migliore e contattare direttamente Dina&Chiara e concordare con loro ogni minimo dettaglio, dalla misura, ai tessuti agli innumerevoli dettagli di personalizzazione. Qui trovate i loro contatti:

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Dopo tutto un’opera d’arte non si realizza con le idee, ma con le mani.

Picasso
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